Il 30 novembre 1943, le prime bande partigiane della Valsesia e dell’Ossola guidate dai mitici comandanti Vincenzo Moscatelli, Cino, e Filippo Maria Beltrami, il capitano, fecero una puntata sul centro industriale di Omegna. Con un sentimento misto fra lo stupore e l'entusiasmo, gli operai metallurgici e la popolazione accolsero i primi combattenti che rimasero in città fino al pomeriggio intessendo contatti preziosi, recando un po’ di conforto alle loro famiglie duramente provate dalla miseria e dalle disastrose guerre del duce, procurandosi armi e rifornimenti. Verso le ore 16, calate le tenebre invernali, quando i partigiani si erano ormai ordinatamente allontanati, giunsero i fascisti che si misero a percorrere in lungo e in largo una città deserta, urlando e sparando a casaccio su ogni ombra. Un bambino di cinque anni che giocava sul balcone di casa fu raggiunto dai proiettili dei repubblichini. Spirò poco dopo all’ospedale. Il 3 dicembre si tennero le esequie del piccolo alle quali parteciparono numerosi e senza armi molti partigiani delle vicine montagne. Nel lungo e dolente corteo funebre, durante il quale l’intera popolazione si raccolse attorno ai genitori, spiccava una corona di fiori con scritto «I patrioti non Ti dimenticheranno». E furono di parola. In queste settimane di polemiche sul futuro “presidente patriota”, tanto invocato dai neofascisti, fa bene ricordare che, in questo povero paese, ci sono stati e ci sono patrioti e “patrioti”. Fardelli d’Italia ha ...continua a leggere "C’È PATRIOTA E “PATRIOTA”"
Categoria: Editoriali
L’ASSALTO FASCISTA ALLA SEDE NAZIONALE DELLA CGIL
Come cento anni fa? Le somiglianze ci sono e sono innegabili. Prima di tutto, oggi come allora, stiamo attraversando una crisi internazionale di dimensioni gigantesche, che si prolunga ormai dal 2008. Nell’aria, è palpabile quella polvere sottile che contamina le menti e indurisce i cuori e che prelude a uno scontro, a un conflitto epocale. Quello che è successo a Roma non è altro che una piccola variante delta di una strisciante avanzata delle destre estreme dal suprematismo e dal trumpismo nordamericano al lepennismo d’oltralpe, dalla svolta autoritaria in corso in Polonia a quella ormai consolidata in Ungheria. Un secondo elemento che ci riconduce all’oscurità degli anni Venti del secolo passato è rappresentato dall’irrazionalismo dilagante e dal culto della violenza, una violenza sistematica, predicata, idolatrata, coltivata di cui Forza Nuova ha fatto uno dei suoi aspetti ...continua a leggere "L’ASSALTO FASCISTA ALLA SEDE NAZIONALE DELLA CGIL"
AMARO LUCANO
Un tempo, c’era l’uomo della «provvidenza». Com’è finita – con quasi mezzo milione di morti, un’Italia devastata e in miseria – è noto, anche se molti lo ignorano, altri fingono di non sapere e altrettanti nascondono la testa sotto la sabbia. Oggi, invece, c’è l’uomo della «necessità». Quell’altro, il mascellone, come si usava nei secoli bui, fu di fatto incoronato dal papa. Questo, più modestamente, è stato proclamato da un misero gerarchetto della old economy. Si direbbe, ieri come oggi: due mondi al tramonto ma avvinghiati con i loro austori al potere fino all’ultimo respiro, apparentemente forti e strapotenti ma coi piedi puzzolenti e di argilla. Che cosa sia la “necessità”, lo abbiamo visto ancora in questi giorni, durante i quali i lavoratori muoiono sul lavoro allo stesso ritmo folle dello sfruttamento; i profitti e i prezzi sono alle stelle mentre i salari, al solito, nelle stalle; i draghi fanno bla bla bla con la Greta alla corte dei media e la magistratura sprofonda in un mare di vergogna con la sentenza di condanna dell’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano. Non c’è molto da aggiungere all’abnormità di questo gesto, un’altra meschina vendetta di stato, da toghe nere, una sentenza tutta politica, che giunge a conclusione di una sistematica campagna di demolizione sia del progetto Riace sia dell’uomo Mimmo Lucano. ...continua a leggere "AMARO LUCANO"
VOGHERA : DOVE LA LEGA SPARA DAVVERO
Massimo Adriatici assessore legaiolo alla sicurezza del Comune di Voghera viaggia abitualmente con la pistola in tasca, spara e uccide Youns El Boussettaoui. E’ il 20 luglio 2021. Una analisi, per riflettere
A metà strada da Milano e Genova, tra il Po e l’Appennino, Voghera la ex città operaia, terra di Resistenza, del PCI e della sinistra, è diventata in venti anni feudo della destra, dell’emarginazione, della solitudine e non solo. Il lavoro precario, sottopagato e sotto ricatto, la penetrazione nella società della malavita, ‘ndrangheta, il dilagante gioco d’azzardo con le slot machine, insicurezza, emarginazione e politici indagati hanno trasformato Voghera in una terra di paure e di solitudine sociale. Voghera ebbe nel dopoguerra una conduzione comunista per giungere fino agli anni duemila con amministrazioni di centro sinistra. Nel 1999 l’ultima giunta di centro sinistra per affrontare il degrado e l’emarginazione di una trentina di sinti vogheresi e dei primi stranieri senza tetto, decise di approntare un centro attrezzato di accoglienza all’incirca nell’area dove è stato ucciso Youns El ...continua a leggere "VOGHERA : DOVE LA LEGA SPARA DAVVERO"
MA IL TRAMONTO È DELL’OCCIDENTE O DEL CAPITALISMO?
Se ci spostiamo in California, l’occidente è la Cina che, da un punto di vista economico e politico, gode di ottima salute, almeno stando ai parametri finanziari e geopolitici correnti. E se andiamo in Giappone, l’oriente è rappresentato dagli Stati Uniti che, pare, non godano oggi della stessa vivacità del suo principale competitore asiatico. Eppure, il Giappone, che – non c’è dubbio – si trova a est dell’Europa, dagli europei, è compreso nell’occidente. Del resto, nel Sudafrica dell’apartheid, i figli del sol levante erano considerati dei bianchi, mentre, a est, dagli yankee, erano disprezzati come «musi gialli». Invece, nel vecchio continente, non gode di fiducia l’area compresa tra i Balcani e gli Urali, di cui, infatti, si parla, con malcelato e vetusto sospetto di barbarie, di Europa, sì, ma… orientale.
E si potrebbe continuare a lungo proprio perché “occidente” e “oriente”, così come “nord” e “sud”, dipendono semplicemente da dove, malauguratamente o fortunatamente, ti trovi. Sono parole dai confini incerti e molto, molto relativi, che, nella tanto decantata epoca della morte delle ideologie, cioè della mancanza di idee, vengono agitate al vento appunto come logori e bisunti stracci ideologici. Purtroppo, la parola occidente, come gli occidentali la intendono, è legata ad alcune delle pagine più buie della storia dell’umanità. Per esempio, quelle del colonialismo ...continua a leggere "MA IL TRAMONTO È DELL’OCCIDENTE O DEL CAPITALISMO?"
FINALMENTE IL RITORNO ALLA NORMALITÀ!
Finalmente, s’intravede l’uscita del tunnel del covid. Tutti aspettano il ritorno alla “normalità”. Già, ma quale normalità? Per favore, non ditemi quella dell’happy hour o dello stadio! Forse, la normalità del periodo precedente la scorsa primavera? Da questo punto di vista, il campanello è già suonato più volte annunciando nello spazio di poche ore tre omicidi sul lavoro: Luana, 22 anni, maciullata da un orditoio in una fabbrica di Prato; Christian, 49 anni, schiacciato da un tornio in un’officina di Busto Arsizio; Maurizio, quasi 47 anni, rimasto sotto un carico caduto in un cantiere edile della Bassa bergamasca. Tre destini operai accomunati dalla normalità degli ultimi decenni, fatta di brusca contrazione dei posti di lavoro, di ricatti, di aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro mentre, dall’altra parte, le morti e gli infortuni sul lavoro, tenendo conto delle proporzioni, non sono calati né in quantità né tanto meno nel loro aspetto di orrore e di sistematica violenza.
D’altro canto, in questo periodo di confinamento sanitario, non si è mai interrotta la normalità del profitto. Anzi, la pandemia è stata una risorsa insperata, una spinta potente alla ridefinizione della divisione internazionale del lavoro, alla competizione ...continua a leggere "FINALMENTE IL RITORNO ALLA NORMALITÀ!"
IL NOSTRO 25 APRILE
La nostra bandiera, il nostro futuro
76 anni da quel giorno glorioso di Liberazione, di riscatto di un popolo. Una vittoria per conquistare, per riappropriarsi di libertà, dignità, speranza e di un futuro nuovo e migliore. Questi pensieri e sentimenti credo fossero nella mente e nel cuore di quei tanti giovani scesi dalle montagne mal vestiti, affamati e male armati, rispetto alle armate presenti, tedesche, americane e inglesi, ma anche degli stessi fascisti repubblichini. Eppure avevano vinto scrivendo una nuova storia. Una pagina indelebile. In quella pagina di storia una parte consistente di popolazione opportunista salì sul carro del vincitore per fare i propri interessi, timorosa di cambiamenti radicali della società. Una parte minoritaria, ma non secondaria, operò con atti terroristici, sabotaggi e morti contro la democrazia e la Liberazione già pochi giorni dopo la fine della guerra (al Sud e a Roma, il terrorismo fascista era già in piena attività dagli sbarchi alleati in poi). Erano le squadracce, i gruppi fascisti e nazisti della repubblichina di Salò come le SAM. Seguirono nuove sigle e gruppi ...continua a leggere "IL NOSTRO 25 APRILE"
EVVIVA IL COMUNISMO!
Cento anni fa, a Livorno, i delegati della frazione comunista abbandonarono il Teatro Goldoni, dove erano in corso i lavori del XVII Congresso del PSI, e, alle ore 11, si ritrovarono al Teatro San Marco. Durante la guerra da poco conclusa, l’edificio era stato requisito, trasformato in deposito militare e quindi era stato abbandonato, cadente e col tetto danneggiato in più punti. Qui, fu fondato il Partito Comunista d’Italia sezione dell’Internazionale di Lenin e fu eletto il suo primo esecutivo formato da Amadeo Bordiga, Bruno Fortichiari, Ruggero Grieco, Luigi Repossi e Umberto Terracini.
Di questa storia i mezzi di comunicazione continuano a fornire una narrazione falsa e zoppa, prodotto sicuramente della demenza e del tracollo culturale di questo Paese ma anche della coltre di oblio che i comunisti del «partito nuovo» di Togliatti hanno disteso sulle loro stesse origini. Per fare un esempio, il senatore Giovanni Brambilla, intervenendo in una conferenza sulla fondazione del partito comunista ...continua a leggere "EVVIVA IL COMUNISMO!"
GIANNI RODARI, UN COMPAGNO, UN COMUNISTA
Ricorrono, in quest’anno che si sta chiudendo, il centenario della nascita di Gianni Rodari e il quarantesimo della sua morte.
Nell’epoca del neoliberismo tronfio e apparentemente trionfante, strani destini sono riservati agli scrittori comunisti: essere dimenticati, condannati alla damnatio memoriae, oppure, quando questa proscrizione risulta impraticabile, essere completamente travisati e svuotati di contenuti rivoluzionari e liberatori. A Rodari, è capitato di peggio. Il suo lavoro e il suo pensiero sono stati oggetto di un macabro tentativo di sdoppiamento. Come Il visconte dimezzato, è stato maciullato e diviso, però con un risultato ben diverso da quello del romanzo di Italo Calvino. Infatti, da una parte, si ritrova il Rodari “Buono”, quello delle filastrocche senza riscontri col reale, quello di un vago umanitarismo adattabile a tutte le stagioni, quello di una fantasia fine a se stessa, quello di prodotto di mercato ghiotto per l’editoria e lo spettacolo. Accanto, dall’altra parte, giace il Rodari “Gramo”, il partigiano, il militante comunista, l’intellettuale organico della classe, il ...continua a leggere "GIANNI RODARI, UN COMPAGNO, UN COMUNISTA"
“CONFERMATIVO” SARÀ LEI!
In tutte le disinvolte chiacchiere sulle elezioni dei prossimi 20 e 21 settembre, una sola certezza risulta confermata: la confusione. Una confusione senza limite né vergogna. I media parlano di «referendum confermativo», come se quell’aggettivo invitasse implicitamente a confermare la legge di revisione costituzionale, quindi a votare “sì”, in contrapposizione al «referendum abrogativo» in cui si sarebbe indotti invece a votare “no”. In realtà, nella Costituzione italiana, non esistono né il referendum confermativo né quello abrogativo: infatti, gli articoli 75 e 138 parlano semplicemente di «referendum popolare», senza altri aggettivi, in cui l’elettore vota, sulla base delle proprie convinzioni, “sì” oppure “no”, secondo una diversa procedura per le leggi ordinarie e per quelle costituzionali.
Una “casta” che punisce se stessa? L’argomento di cui si chiacchiera con disinvoltura è la riduzione del numero dei deputati, da 630 a 400, e dei senatori, da 315 a 200. Un taglio «lineare», dicono i bene informati, esattamente come furono «lineari» i tagli che hanno devastato il sistema pensionistico, la sanità, la scuola, lo stato sociale, svuotato le fabbriche e distrutto l’intero apparato industriale del paese. Si vocifera che gli effetti delle sforbiciate che stanno per abbattersi su Montecitorio e Palazzo Madama saranno a dir poco mirabolanti: zac! Risparmi finanziari stellari; zac! Un parlamento mostruosamente efficiente; zac! Una ...continua a leggere "“CONFERMATIVO” SARÀ LEI!"