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Cinquant’anni fa, il 18 giugno 1971, moriva il senatore Francesco Moranino, il commissario politico della 12a divisione d’assalto Garibaldi “Piero Pajetta, Nedo”. All’indomani, il feretro fu trasportato dalla casa di Grugliasco, dove il comandante Gemisto stava trascorrendo un periodo di convalescenza, alla camera ardente allestita a Vercelli dalla Federazione comunista. Il 20 giugno, si svolse la cerimonia funebre a Tollegno, dove Moranino era nato il 16 febbraio 1920. Furono giorni di intensa commozione e di corale partecipazione popolare, conferma e sigillo di quel forte legame che aveva sempre unito Moranino alle genti del Biellese e del Vercellese e che non si era mai incrinato, nemmeno di fronte alla vile persecuzione che egli aveva subito durante gli anni della guerra fredda e dello strapotere democristiano.

Deputato, il più giovane, dell’Assemblea costituente, sottosegretario di stato alla Difesa nel terzo governo De Gasperi, parlamentare dal 1948 al 1958, Moranino, per lo straordinario valore simbolico e il prestigio acquisiti durante la lotta partigiana, si ...continua a leggere "MORANINO, COMANDANTE «GEMISTO»"

L’inchiesta del caporedattore dell’Ansa Vincenzo Sinapi, da poco uscita per i tipi di Mursia, ritorna sulla tragedia dell’eccidio di 150 contadini di Domenikon perpetrata dal regio esercito italiano e dalle camicie nere nel 1943 durante l’invasione della Grecia. Il libro, che si giova dell’autorevole Prefazione degli storici Filippo Focardi e Lutz Klinkhammer, ricostruisce in maniera dettagliata i fatti e la successiva, mancata, stagione processuale. L’impunità dei colpevoli del massacro di Domenikon, così come quella degli autori degli altri crimini di guerra nazifascisti, fu una scelta politica dei governi democristiani del dopoguerra, una doppia vergogna incardinata sul baratto tra il salvataggio dei criminali di guerra italiani e l’impunità dei responsabili delle stragi naziste nel nostro paese. Nonostante l’impotenza dimostrata dalla giustizia, terreno sul quale nonostante tutto bisogna continuare a ...continua a leggere "DUE INGIUSTIZIE, DUE VERGOGNE"

A inizio primavera del 1944, le bande partigiane nel nord Italia si ingrandiscono un po' dovunque, soprattutto per l'afflusso di tanti giovani renitenti al bando di arruolamento della RSI fascista. In quel periodo nella zona del Colle di Lys (Piemonte occidentale), nacque la 17a Brigata Garibaldi intitolata a Felice Cima, un giovane ufficiale partigiano caduto in combattimento il 27 novembre 1943. La Brigata era costituita da partigiani nativi della zona e da ex militari fuggiti dalle caserme, originari tutti del cremonese. Era una formazione molto compatta e soprattutto godeva di molti appoggi locali. Per questo era molto temuta dai tedeschi che avevano perso il controllo della zona del Col del Lys a causa loro. ...continua a leggere "PER NON DIMENTICARE! LA STRAGE DEL COL DEL LYS"

L’ideologia imperante guarda il 1969 attraverso la lente deformata degli “anni di piombo”. È uno sguardo falso, che stravolge completamente la realtà dei fatti. Intendiamoci: di piombo, rovente e fischiante, ce ne fu molto in quell’anno straordinario, ma fu, nella maggior parte dei casi, quello della polizia e dei fascisti. E proprio sul piombo fascista vogliamo rinfrescare la mente ai tanti distratti e ai troppi deboli di memoria.

Nel giugno 1969, ci fu un cambio al vertice del MSI, il crogiolo dei nostalgici del ventennio. Morto il legionario franchista e repubblichino Arturo Michelini, diventò segretario del partito il massacratore di partigiani Giorgio Almirante. Come si può costatare, il passaggio avvenne all’insegna di una perfetta continuità. D’altro canto, i fascisti sparavano e lanciavano bombe prima di giugno. Continueranno a sparare e a tirare bombe dopo quel mese e negli anni successivi. Questo con buona pace di ...continua a leggere "1969: IL PIOMBO ERA DEI FASCISTI"

di Marco Travaglini

Qualche anno fa, con alcuni incontri-concerto in occasione degli eventi per il “giorno della Memoria”, i piemontesi ebbero l’opportunità di conoscere la musicista e cantante Esther Loewy Béjarano che tra meno di due mesi compirà 95 anni essendo nata il 15 dicembre del 1924 a Saarlouis (a quel tempo territorio tedesco del protettorato anglo-francese della Saar) in una famiglia di musicisti di origine ebraica.

Aveva undici anni quando la sua famiglia si trasferì a Ulm, progettando l’emigrazione in Palestina. Un desiderio che, a causa del progressivo aggravarsi della situazione in Germania, non si realizzò, sfociando nel dramma della persecuzione e della deportazione. Nel 1941 i genitori di Esther e una sorella vennero imprigionati e uccisi. La ragazza, dopo un periodo in un campo di lavoro ...continua a leggere "ESTHER LA RAGAZZA CHE SUONAVA AD AUSCHWITZ"

di Marco Travaglini

“Despedida” in spagnolo significa “partenza, addio”. È anche la parola con la quale si ricorda l’omaggio tributato dai barcellonesi ai volontari stranieri delle Brigate Internazionali che lasciavano la Spagna in seguito alla scelta unilaterale del governo repubblicano di smobilitare le loro formazioni per indurre la Società delle Nazioni a pretendere il ritiro dei “volontari” italiani, tedeschi e portoghesi che combattevano nella fila dei nazionalisti di Francisco Franco. Settantanove anni fa, il 28 ottobre 1938, i combattenti delle Brigate Internazionali sfilarono per un’ultima volta sulla Diagonale di Barcellona davanti a duecentomila persone e alle massime autorità repubblicane. Dolores Ibarruri, la Pasionaria, li salutò così: «Compagni delle Brigate Internazionali! Potete partire a testa alta. Voi siete la storia. Voi siete la leggenda, siete l’esempio eroico della solidarietà e dell’universalità della democrazia!» ...continua a leggere "28 OTTOBRE 1938 L’ADDIO DELLE BRIGATE INTERNAZIONALI A BARCELLONA"

Cento anni fa la Conferenza di pace dopo la Prima guerra mondiale

«Rimpiango l’Europa dai parapetti antichi!», esclama il Battello ebbro di Rimbaud. Invece, di quella Europa, imperialista e borghese, ben poco c’è da rimpiangere. Per responsabilità sua, molto pianto risuona ancora per il mondo.
Cento anni fa, terminata la Grande guerra, si avviavano alla conclusione le trattative di pace, ma la Conferenza di Parigi segnava solo il proseguimento della guerra con altri mezzi nell’attesa e in preparazione di un inevitabile, e ancora più terrificante, secondo conflitto mondiale. La guerra del 1914-1918 fu una guerra totale e imperialista, per sua natura illimitata negli scopi e nei confini, come incontenibili e globali erano le ambizioni del capitale internazionale che l’aveva generata. Per questo, il fallimento della Conferenza di pace non poté essere più netto né più ...continua a leggere "PARIGI VAL BENE UN MASSACRO"

Tra i tanti testi dedicati alla lotta di Liberazione merita di essere citato un libro poco conosciuto ma importante

di Marco Travaglini

S’intitola “Val Vigezzo. La Resistenza”, edito qualche anno fa dall’Anpi con il patrocinio del Comune di Malesco, curato da Paolo Bologna e Albino Barazzetti.
Il volume, corredato da foto d’epoca e riproduzioni di documenti, raccoglie testimonianze, racconti, frammenti di vita, episodi che — nell’insieme — offrono un interessante quadro di ciò che furono gli anni della Resistenza antifascista in questa valle al confine con la Svizzera.
Dal tremendo rastrellamento della Val Grande nel giugno del 1944 (trecento partigiani caduti in combattimento, precipitati dai dirupi o fucilati come i quindici di ...continua a leggere "LA STORIA DELLA RESISTENZA IN VAL VIGEZZO"

di Marco Travaglini

Albero di Goethe

Inizia in Turingia, regione della Germania centro-orientale, inizia con la visita del campo di concentramento di Buchenwald, a circa otto chilometri da Weimar, dove tra il 1937 e il 1945 venne istituito uno dei più importanti campi di prigionia e di sterminio nazisti sul suolo tedesco. Buchenwald fu un luogo di morte e sofferenza collocato a qualche chilometro dalla città che, tra il 1700 e il 1800 fu la culla della cultura europea.

A Weimar, infatti, vissero Johann Sebastian Bach, Wolfgang Goethe, Friedrich Schiller, Franz Liszt, Richard Wagner e Friedrich Nietzsche. In questo campo, costruito sulla boscosa collina dell’Ettersberg (Buchenwald significa letteralmente “bosco di faggi) vennero internati circa 250 mila uomini provenienti da tutti i paesi ...continua a leggere "LAGER DEL TERZO REICH: BUCHENWALD E DORA MITTELBAU"

La testimonianza di questi quattro uomini, e quella di tutti coloro che hanno condiviso lo stesso impegno, resterà viva nei cuori e nel lavoro del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale piemontese

di Marco Travaglini

In questi ultimi mesi sono scomparse alcune personalità che hanno condiviso il lavoro del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte teso alla conservazione e valorizzazione della memoria storica della Resistenza e alla promozione della conoscenza dei principi che sono alla base della Costituzione repubblicana. Ne ricordiamo brevemente quattro che riassumono, per molti versi, il senso di quest’impegno al quale hanno dedicato gran parte della loro esistenza.

Franco Berlanda. Il 29 giugno è morto Franco Berlanda, il comandante partigiano “Grigia”. Aveva 97 anni. Insigne urbanista, amico di Le Corbusier, Pablo Picasso e Giulio Einaudi, Franco Berlanda progettò, tra le tante cose, anche la torre circolare al Colle del Lys, il monumento che ricorda sia il feroce rastrellamento nazifascista del 2 luglio 1944, nel corso del quale morirono ventisei giovani partigiani della 17ª Brigata Garibaldi ‘Felice Cima’ nella zona, sia i 2024 caduti delle brigate partigiane dislocate nelle valli Susa, Lanzo, Sangone e Chisone durante la guerra di Liberazione. Impegnato fino all’ultimo nell’opera di trasmissione dei valori della ...continua a leggere "LA MEMORIA A TUTELA DEI VALORI DELLA RESISTENZA RICORDO DI QUATTRO PROTAGONISTI"

Pubblicazione non periodica a cura di ass. culturale Proposta Comunista - Maggiora (NO) - CF e PIVA 91017170035
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